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Full text of "Tristano e Isotta; opera in tre atti. Parole e musica di Riccardo Wagner. Versione italiana dal testo originale tedesco di A. Boito e A. Zanardini. Da rappresentarsi al Teatro comunale di Bologna. Impresa fratelli Corti."

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R.  WAGNER 


Tristano  e  Isotta 

Opera  in  Tre  Atti 


MILANO 

Stabilimento  Musicale  Ditta  P.  Lucca. 


24663. 


RISTAI  E  IOTI 

Opera  in  Tre  Atti 

Parole  e  Musica 

DI 

RICCARDO  WAGNER 

Versione  italiana  dal  testo  originale  tedesco 

DI 

A.  BOTTO  e  A.  ZANARDINI 


DA  RAPPRESENTARSI 
AL  TEATRO  COMUNALE  DI  BOLOGNA 

-  Impresa  Fratelli  Corti  - 


Milano 

Stabilimento  Musicale  F.  Lucca. 
5-88. 


DIRITTI  DI  TRADUZIONE,  RISTAMPA 
E  RIPRODUZIONE  RISERVATI 


Nella  prefazione  all'edizione  francese  dei  Quatre  poèmes 
di  opera,  il  Wagner  toccando  del  modo  col  quale  compose  il 
suo  Tristano,  scrive: 

Je  le  congus  et  je  Vachevai  lorsque  favais  déjà  compiè- 
tement  fait  la  musique  oV  une  très-grande  partie  de  ma  te- 
tralogie des  Nibéliiìigen*  Ce  qui  m' amena  à  interrompre 
ce  grand  travati,  ce  fut  le  dèsir  de  donner  un  ouvrage  de 
proportions  plus  modestes  et  de  moindres  exigences  scéniques, 
plus  facile  par  conséquent  a  exècuter  et  à  représenter,  et  ce 
désir  naquit  en  moi  d*  abord  du  besoin  oV  entendre  encore, 
après  un  si  long  intervalle,  de  ma  musique,  puis  des  rapports 
encourageants  que  je  recevais  de  V exécution  de  mes  anciens 
opéras  en  Allemagne,  rapports  qui  me  réconciliaient  avec 
la  scène  et  me  rendaient  V  espoir  de  voir  ce  dèsir  encore 
fine  fois  accompli.  Maintenant  on  petit  apprècier  cet  ouvrage 
d?  après  les  lois  les  plus  rigoureuses  qui  dècoulent  de  mes 
affirmations  théoriques.  Non  pas  qu  il  ait  ètè  modelé  sur  mon 
sy  stèrne,  car  favais  alors  oublié  absolument  toute  théorie  ; 
tei,  au  contraire,  je  me  mouvais  avec  la  plus  entière  liberté, 
la  plus  complète  indépendance  de  toute  prèoccupation  théo- 
rique,  et  pendant  la  composition  je  sentais  de  combien  mon 
essor  dépassait  mème  les  limites  de  mon  sy  stèrne.  Croyez-moi, 
il  ìi'y  a  pas  de  fèlicitè  supèrieure  à  cette  parfaite  spontanèité 
de  V artiste  dans  la  crèation,  et  je  Vai  connue,  cette  sponta- 
nèité, en  composant  mon  Tristan. 


PERSONAGGI 


TRISTANO  

ISOTTA   

Il  RE  di  Cornovaglia  . 
KURVENALDO .   .   .  . 

MELÒ  

BRANGANIA  .  .  .  . 
Un  Pastore  


Sig.r  Nouvelli  Ottavio 

Sig.a  Cattaneo  Aurelia 

Sig.r  Silvestri  Alessandro 

Sig.r  Vaselli  Giovanni 

Sig.r  Zola  Carlo 

Sig.a  Spagni  Irma 

Sig.r  Durini  Michele 


Un  Pilota. 
Uomini  di  mare  -  Cavalieri  -  Scudieri. 


Maestro  Concertatore 
Mxtrtucci  Giuseppe* 


4: 


AVVERTENZA 


Za  sovrabbondanza  di  metri  brevi  e  di  rime  fitte 
è  del  testo  tedesco. 


ATTO  PRIMO 


SCENA  PRIMA. 

Un  padiglione  innalzato  sulla  tolda  di  un  vascello  e  tutto 
ornato  con  pompose  drapperie.  Da  prima  il  padiglione  è 
completamente  chiuso  nel  fondo;  da  un  lato  vi  è  una 
piccola  scala  che  va  sotto  il  ponte  del  vascello. 

Isotta  è  stesa  su  d'  un  letto  col  volto  nascosto  fra  i  guan- 
ciali. -  Brangania  rialza  un  lembo  della  drapperia  e 
guarda  il  mare. 

VOCE  d'un  GIOVANE  MARINAIO 

(la  voce  sembra  venire  dall'alto  d'una  antenna) 

Al  Nord  rocchio  s'affonda, 
Al  Sud  ci  porta  Fonda 
Col  venticel 
Bel  patrio  ciel. 
Donna  errabonda 
Ove  ten  vai? 

Sono  le  tue  querele 

Che  gonfian  le  mie  vele. 

Guai  per  la  vagabonda 

Esule  dell9 amori 
Fanciulla  guai! 

Il  tuo  viaggio,  fanciullate  dolor. 

ISOTTA 

(trasalendo) 

Chi  irrider  m'osa? 


a 


(gira  lo  sguardo  attonita) 


Brangania  !  dove  siam  ? 

BRANGrANIA 

Un  ombra  rosa 
Vien  da  occidente; 
Leggero  e  snello 
Voga  il  vascello. 
Se  quieto  è  il  mare, 
Oggi  col  sol, 
Potrem  toccare 
Il  nuovo  suol... 

ISOTTA 

E  quale? 

BRANGANIA 

Il  suol  di  Gornovaglia. 

ISOTTA 

0  duol  ! 
Non  oggi,  no!  no!  guai! 

13RANGANIA 

Che  sento!  e  perchè  mai? 

(s'avvicina  rapida  ad  Isotta) 
ISOTTA 

Vile  genìa! 
Genìa  caduta  ! 

(fra  se,  con  esaltazione) 

0  madre  mia 
L'arte  hai  perduta 
Di  dominare 

1  venti  e  il  mare? 
Magìa!  magìa! 

Tu  non  sai  più 
Che  trar  dai  balsami 
Vane  virtù. 


Or  sù!  ti  desta, 
Risorgi  ancor, 
Poter  che  occulto 
Stai  nel  mio  cuor! 
Sorgi  al  mio  accento, 
Mugghiante  vento! 
Furia  e  tumulto 
D'acque  e  tempesta! 
Vortici  immani 
Degli  uragani  1 
Sorgi  a  tuonar, 
Torbido  mar! 

Scuoti  dal  fondo 
L'atro  tuo  mondo  ! 
Sperdete,  o  venti 
Del  bujo  ciel 
Tutti  i  frammenti 
Del  rio  vascel. 

Piomba  o  vermiglio 
Dardo  del  tuon  ! 
L'atro  naviglio 
Io  t'offro  in  don. 

BRANGANIA 

Ciel!  Io  previdi  questo  furor! 

(atterrita  vicino  ad  Isotta) 

Isotta!  Isotta!  mio  dolce  amor! 
Qual  celasti  a  me  mistero? 
Tu  lasciasti  il  suol  natio 
Senza  pianto  e  senza  addio; 
Celi  in  cuor  un  pensier  nero! 
Or  sei  fredda  e  silenziosa 
Come  larva  che  si  posa, 
Or  selvaggia  ed  irruente 
Come  povera  demente! 


Io  mi  senio  inorridire, 

Sol  pensando  al  tuo  martire. 

Apri  il  cor,  piangiamo  insieme, 

Narra  il  duol  che  sì  ti  preme. 

Isolina  -  mia  regina, 

Ti  scongiura  e  a  te  si  lagna 

La  fedele  tua  compagna. 

ISOTTA 

Cielo!  aiuto!  o  mio  dolor! 

(Brangania  apre  precipitosa  le  cortine  del  padiglione} 

SCENA  II. 

Lo  sguardo  spazia  lungo  il  naviglio  fino  al  cassero  dì  poppa 
e  poi  nel  mare  e  nell'orizzonte.  Nel  mezzo  del  vascello 
sono  distesi  alcuni  marinai  intorno  ad  un  albero  e  lavorano 
ai  cordaggi.  Presso  alla  poppa  stanno  parimenti  sdrajati 
alcuni  cavalieri  e  scudieri. 

Tristano,  ritto  colle  braccia  in  croce,  guarda  meditabondo, 
il  mare.  A'  suoi  piedi  è  disteso  Kurvenaldo.  Dall'alto 
dell' altenna  si  ode  ancora  la  voce  del  marinajo.  Isotta, 
il  di  cui  sguardo  è  fisso  su  Tristano,  parla  fra  sè  con 
voce  sorda. 

ISOTTA 

Io  lo  vidi  e  lo  perder... 

Lo  salvai,  mio  schiavo  il  fei... 
Fiero  e  vii,  timido  e  forte... 
L'ho  dannato  a  certa  morte. 

(a  Brangania  con  un  sorriso  inquieto) 

Dimmi  o  donna  il  tuo  pensier. 

BRANGANIA 

Su  di  chi? 

ISOTTA 

(accennando  Tristano) 

Su  quel  gucrrier, 
Che  l'occhio  a  terra 


9 

Tien  fiso  ed  erra, 
Per  suo  rossor, 
Da  me  lontano; 
Di  lui  favella! 

BRANGANXA 

Tu  parli  di  Tristano, 
Mirabile  signor. 
Il  sol  suo  nome  è  stella 
Prodigiosa  e  bella 
Di  gloria  e  di  valor. 

ISOTTA 

(ironica) 

Ei  me  fissar  non  osa 
Perch'ei  sa  che  al  suo  duce 
In  cambio  d'  una  sposa 
Una  morta  conduce. 
Ti  par  strano  -  il  detto  mio? 
Vanne  a  Tristano* 
E  digli  :  eh'  io 
Lo  chiamo  a  me. 
Chiedi  perchè 
Egli  finora 
Pose  in  oblìo 
La  sua  signora. 
Ei  fra  gli  eroi 
Eroe  famoso, 
È  pauroso 
D'alzar  ver  me 
Gli  sguardi  suoi  ! 
Perchè?  perchè? 
Del  vanitoso 
Scruta  la  fè. 
QuesV  è  il  mio  detto, 
Io  qui  F  aspetto. 

BRANGANIA 

Pregarlo  io  devo 
Di  farti  omaggio? 

Tristano  e  Isotta  2 


10 


ISOTTA 

Digli  che  oltraggio 
Io  non  ricevo 
Da  servo  insano. 
Io  son  Regina. 

[A  un  segno  d'Isotta  Brangania  si  allontana,  passa  davanti  ai  ma- 
rinai, traversa  il  ponte  fino  alla  poppa.  Isotta  la  segue  coli*  occhio 
o  move  verso  il  letto) 

KURVENALDO 

(vedendo  Brangania,  avverte  Tristano) 

Vedi  o  Tristano 
Chi  s'avvicina? 

TRISTANO 

(trasale,  poi  si  ricompone) 

Chi  vien?  che  vedo?  Dama  Isolina 

La  sua  servente 
Invia  pel  servo  ubbidiente? 

Da  me  che  brama? 

BRANGANIA 

Cavaliere,  la  mia  dama 

Vuol  vederti  e  a  sè  ti  chiama, 

TRISTANO 

Forse  la  fa  languente 
Quest'ampio  mar? 
Gol  sole  moriente 
Noi  dovremo  approdar. 
Ditele  che  aderir 
Vo'  al  suo  desir. 

BRANGANIA 

Dovete  o  cavaliere, 
A  lei  venir. 
È  questo  il  suo  volere. 

TRISTANO 

Là  dove  vaporosa 

Vedi  una  plaga  in  mare, 


11 


Sta  ad  aspettare 

Il  Re  la  sposa, 

E  presso  al  mio  signor 

10  stesso  Y  addurrò, 
Nè  ad  altri  cederò 
Un  tanto  onor. 

BRANGANIA 

Sir  Tristano,  la  mia  dama 
Ora  i  tuoi  servigi  brama... 
Vieri,  mi  segui!  in  questo  istante 
Vo'  condurti  a  lei  davante. 

TRISTANO 

Dovunque  io  sia, 
La  fede  mia 

11  cor  depone 

Di  questa  dama  al  piò. 

Or  al  timone 

Sto  del  naviglio 

Vo'  che  senza  periglio 

Giunga  Isotta  al  mio  Re. 

BRANGANIA 

Tristan,  mio  sire, 
Tu  mi  deridi 
Ma,  se  al  mio  dire 
Tu  scherzi  e  ridi, 
D' Isotta  mia  signora 
Ascolta  i  detti  allora: 

Isotta  impone 

Al  baldo  e  vano 

Sire  Tristano 
La  sommission. 

KURVENALDO 

(rizzandosi  subitamente) 

Vuoi  eh'  io  dia  la  risposta? 

TRISTANO 

Sì;  rispondi  a  tua  posta. 


12 


KURVENALDO 

Porta  a  colei 

I  detti  miei: 

Tristano  in  dono 

Le  porge  un  trono. 

Questo  io  rispondo 

Per  farle  oltraggio; 

Non  v'  è  servaggio 

Per  chi  è  sovrano, 

È  re  del  mondo 

L'  eroe  Tristano. 
Ciò,  s'anco  mal  ti  suona, 
Porgi  alla  tua  padrona. 

(Mentre  Tristano  tenta  con  gesti  di  far  tacere  Kurvenaldo,  e  mentre 
Brangania  si  ritira,  Kurvenaldo  canta  con  veemenza  verso  Isotta) 

Moroldo  venne  in  Gornovaglia 
Per  il  tributo. 

Or  egli  giace  nella  boscaglia, 

Scheletro  muto. 

Guai  per  chi  offende. 

La  nostra  terra! 

Lo  scotto  rende 

Così  Inghilterra. 
Tristano  il  Re  del  mar 
Scotto  non  dee  pagar. 

[Kurvenaldo  rimproverato  da  Tristano  è  disceso  nel  fondo  del  vascello; 
Brangania  è  ritornata  confusa  da  Isotta  ed  ha  chiuso  il  padiglione.  ' 
La  ciurma  ripete  i  due  ultimi  versi  della  canzone  di  Kurvenaldo) 

SCENA  Ut 

Isotta  s'alza  con  un  gesto  di  collera  e  di  disperazione. 

BRANGANIA 

(gettandosi  ai  piedi  d'Isotta) 

Ah  !  dolor  !  fato  inumano  ! 

ISOTTA 

(sta  per  iscoppiarc  in  un  impeto  d'ira;  poi  si  ricompone) 

Che  rispose  a  te  Tristano? 


BRANGANIA 

Taci,  ohimè! 

ISOTTA 

Parla,  racconta 

BRANGANIA 

Mi  coprì  di  sprezzo  e  d'onta.. 

ISOTTA 

I  suoi  detti  narra  a  me. 

BRANGANIA 

Io  lo  volea 
Condurre  a  te; 
Ei  rispondea 

Questa  ironia: 
«  Ognor  la  fede  mia 
D?  Isotta  porgo  al  piè. 
Or  al  timone 
Sto  del  naviglio, 
"W  che  senza  periglio 
Giunga  Isotta  al  mio  re.  » 

ISOTTA 

(con  amaro  dolore) 

Vuol  che  senza  periglio 
Giunga  Isotta  al  suo  re. 
Paga  Irlanda  il  tributo 
Offrendo  Isotta  in  don. 

BRANGANIA 

Tristan  rimase  muto; 
E  allor  feroce  e  baldo 
Rispose  Kurvenaldo. 

ISOTTA 

Gli  accenti  del  ribaldo 
Giunser  furenti  a  me. 
Di  tanta  imprecazion 
Ti  svelo  ora  il  perchè; 
Tristan  m' invia 
La  sua  canzon, 
Ascolta  or  tu  la  mia: 


Lieve  un  vascello 

Errante  e  solo 

In  mezzo  al  mar  correa. 

Un  giovincello 

Da  fiero  duolo 

Trafitto  vi  giacea. 

Isotta  allor 

Gli  diè  pronto  soccorso 
Con  lenimenti 
D'arcani  unguenti, 
E  gli  sanava  il  morso 
Del  suo  crudel  dolor. 
Egli  il  suo  nome 
Nasconder  volle  invano, 
Io  per  Tristano 
Lo  riconobbi,  come 
Vidi  sulla  sua  lama 
D'acciar  franta  una  squama, 
Ch'  era  nel  tronco 
Del  capo  monco 
Del  mio  Moroldo  estinto, 
Che  da  Tristan  fu  vinto 
E  che  dovè  cader.  -  Un  urlo  allor 
M'  esci  dal  cor. 
E  su  Tristano 
Col  ferro  in  mano 
Corsi  per  vendicare 

La  morte  dell'  amante. 
Ma  il  vidi  alzare 
Lo  sguardo  errante 
Non  sovra  il  dardo 
Che  avea  davante, 
Ma  tutto  nel  mio  sguardo. 
E  il  suo  dolor 
Mi  giunse  al  cor. 
Mi  cadde  il  nudo  acciar 
E  il  giovincel  ferito 
Mi  diedi  a  risanare, 


15 

Per  far  che  al  patrio  lito 
Tornasse  e  al  dolce  lare. 

BRANGANIÀ 

Stupor  !  quegli  è  Tristano  !  ! 
Quel  moribondo 
Gentile  e  biondo? ! 

ISOTTA 

Lo  udisti  ora  cantar: 
»Tristan  il  re  del  mar  » 
E  il  vago  giovincel 
Giurò  d'esser  fedel 
Eternamente  a  me. 
Brangania  or  odi 
La  fe'  dei  prodi: 

Lui  che  ho  salvato 

Da  certa  morte 

Ora  è  tornato 

Superbo  e  forte. 

Sul  suo  naviglio 

Con  fiero  ciglio 

Trascina  me, 

Figlia  d' Irlanda 

Sovra  straniera  landa, 

E  m5 offre  in  dono  a  un  re! 

Orrenda  sorte 
Maledizione  ! 
E  dannazione  ! 
Obbrobrio!  morte! 

BRANGANIA 
(ad  Isotta  con  tenerezza) 

Isolina!  o  dolce  e  buona 
Mia  Regina  e  mia  padrona! 


Vien!  dà  tregua  al  tuo  martirio, 
Al  tuo  sdegno  al  tuo  delirio  ! 
Deh!  calma  i  tuoi  tormenti, 
Deh!  queta  i  tuoi  lamenti. 

Tristan  ti  dona, 
Una  regal  corona. 
Ei  tale  onor 
Dà  al  suo  signor; 
E  té  incorona 
D'  almo  splendor. 

Eroe  leale 

Ei  ti  donò 

La  porpora  regale 

E  al  trono  t'  innalzò. 

Egli  ti  dà  in  isposo 

Il  Re  di  Cornovaglia; 

Nessun  guerrier  quel  prence  agguaglia 
E  di  te  degno  il  Re  sarà. 

Quel  glorioso 
Gol  suo  valor 

Ogni  regnante  vince  in  fulgor. 

A  un  tal  sovrano 

Chi  non  darebbe  il  cor? 

Chi  non  daria  la  mano 

A  tanto  sposo? 

ISOTTA 

Come  potrei 

Cogli  occhi  miei 

Vedermi  ognor  vicino 

E  non  amata  quell'eroe  divino? 

BRANGrANIA 

Ah!  tu  deliri  ! 
Uom  che  ti  miri 
Ti  cade  ai  piè. 


17 


DJ  Isotta  il  viso, 

D' Isotta  il  riso 

È  un  estasi  del  ciel  ? 

Se  il  giovinetto 

Da  Isotta  eletto 

Per  qualche  ria 

Arte  o  malia 

Non  sappia  amar, 

Ben  io  prometto 

Di  saperlo  ammaliar. 

L'arte  materna  ignori? 

Tua  madre  a  me  t'  unìa 

Per  far  che  dolce  e  pia 

Ti  guidi  e  ti  ristori. 

ISOTTA 

Sì,  la  magìa 

Materna  io  sento! 

Ben  venga,  e  sia 

Questo  il  momento. 

Sul  crudo  tradimento 

Sia  vendetta  mortale. 

Ora  mi  porgi  lo  stipo  fatale. 

BRANGAN1A 

(va  a  pigliare  un  cofanetto  d'oro,  lo  apre  ed  estrae  ciò  che  contiene) 

Questo  è  un  liquor  di  vita. 

Tua  madre  stessa  ha  ordita 

La  sua  possa  vital. 
Questo  filtro  risana  ogni  ferita, 
Questo  è  un  tosco  mortai. 
Ma  il  più  possente  liquor  quest'  è. 

ISOTTA 

T'inganni,  io  lo  conosco 

Le  cifre  ho  scòrte 

Di  color  fosco. 

È  il  velen  che  giova  a  me. 

(prende  un'ampolla] 


BRANGANIA 

(spaventata) 

Liquor  di  morte! 

GRIDA  DELLA  CIURMA 

He!  ha!  ho!  hè! 
All'  artimone! 
Gira  il  timone! 

ISOTTA 

(con  terrore) 

Cielo!  l'orror  m'afferra... 
Presto  tocchiam  la  terra... 


SCENA  IV. 

aprono  le  drapperie  ed  entra  Kurvenaldo. 
KURVENALDO 

Su!  donzelle, 
Vispe  e  belle, 
Fresche  e  snelle, 
Su  !  su  !  su  ! 

A  dama  Isotta  io  debbo  dire 
Questo  messaggio  del  giovin  sire: 
Là  sull'antenna  altiera 
Sventola  la  bandiera 
Gh'è  nunzia  del  vascello 
Al  regale  castello. 
Dunque  l'alma  signora 
S' appresti  fra  brev'  ora 
A  salutare  il  Re. 

ISOTTA 

Porta  all'eroe  Tristano 
I  miei  saluti  e  di', 
Che  innanzi  al  suo  sovrano 
Io  non  andrò,  se  qui 


19 

Tristan  modesto  e  prono 
Non  mi  chieda  perdono 
Per  una  colpa  antica 
Che  a  lui  mi  fea  nimica. 

E  ciò  tu  stesso 

Annuncia  ad  esso. 

Non  trarrò  il  piede  mio 

Sullo  stranio  paese 

Finch'  ei  non  chiegga  oblio 

Delle  passate  offese. 
Ed  or  qui  V  attendo 
Ed  or  qui  pretendo 
Ch'esso  alla  mia  presenza 
Chieda  pace  e  clemenza. 

KURVENALDO 

Sarò  a  Tristano  io  stesso 
Di  tue  parole  il  messo. 

(si  ritira  rapidamente) 


SCENA  V. 

Isotta  e  Brangania. 

ISOTTA 

0  mia  Brangania,  addio! 
Non  rivedrò  mai  più 
Mia  madre  e  il  padre  mio. 

BRANGANIA 

E  ohe?  vaneggi  tu? 
Vuoi  tu  fuggir  ? 
Io  ti  saprò  seguir. 

ISOTTA 

E  non  udisti  ?  attendo 
Tristano  in  questo  loco 
È  il  fato  mio  tremendo. 


Tu  ci  darai  tra  poco 
La  bevanda  fatale. 

BRANGANIA 

Qual  bevanda?... 

ISOTTA 

Mortale  ! 
L'aureo  calice  pieno 
Ne  porgi  di  veleno. 

BRANGANIA 

Che  sento  o  ciel! 

ISOTTA 

Mi  sei  fedeli 

BRANGANIA 

Fato  inumano  ! 

ISOTTA 

Morrà  Tristano  ! 

BRANGANIA 

Tristan. 

ISOTTA 

(ironica) 

Berrà  il  perdono. 

BRANGANIA 
(ai  piedi  d'Isotta) 

Cielo  a  te  m'abbandono, 

ISOTTA 

Lascia,  o  crudel, 

In  pace  il  ciel. 
»L'arte  materna  ignori? 
»Mia  madre  a  te  m'unìa 
»Per  far  che  dolce  e  pia 
»Mi  guidi  e  mi  ristori. 

«Balsami  arcani 

»Essa  mi  diè, 


21 


»E  sovrumani 
^Succhi  fatali. 
»Essa  mi  diè,  contro  la  sorte, 
»I1  filtro  della  morte. 
Morte!  sia  grazia  a  te! 

BRANGANIA 

Dolor  crudeli 

ISOTTA 

Il  pianto  è  vano! 

BRANGANIA 

Pietà  Isolina! 

ISOTTA 

Mi  sei  fedel! 

BRANGANIA 

0  del! 

KURVENALDO 

(annunciando) 

Il  sir  Tristano. 

ISOTTA 

(con  isforzo) 

Tristano  venga  a  me! 

(Kurvenaldo  si  ritira.  Brangania  va  verso  il  fondo) 


.SCENA  V,I. 

Tristano  compare  e  s'arresta  rispettoso.  Isotta  lo  guarda 
con  occhio  meditabondo. 


TRISTANO 

Dimmi  o  signora, 
Ciò  che  tu  brami. 

ISOTTA 

Tristano  ignora 
Perch'io  lo  chiami? 
Ei  sa  qual  sia 


La  brama  mia 

E  perciò  mi  f uggia. 

TRISTANO 

Sol  per  rispetto... 

ISOTTA 

Arguto  detto, 

Ma  menzogner. 

Con  duro  sdegno 

Tu  rispondesti  quando 

Ti  giunse  un  mio  comando. 

TRISTANO 

Credevo  indegno 
Esser  di  te. 

ISOTTA 

Non  curavi  la  sposa  del  tuo  re 

TRISTANO 

Io  per  tema  ho  rispettata 
Del  mio  re  la  fidanzata. 

ISOTTA 

Strana  fè!... 

TRISTANO 

No,  sacra  legge  !... 

ISOTTA 

Giacché  ti  regge 

Tanta  virtù, 

Ciò  eh'  io  ti  dico 

Ascolta  tu: 
Perdon  d'  un  fallo  antico 
Chieder  devi  a  un  nemico. 

TRISTANO 

Qual  nemico? 


ISOTTA 

Ai  falli  tuoi 
Pensa;  è  sangue  in  mezzo  a  noi, 

TRISTANO 

Tutto  è  obbliato. 

ISOTTA 

Ma  non  da  me. 

TRISTANO 

Ho  giurato 
E  pace  e  fede  al  popolo  ed  al  ciel. 

ISOTTA 

Mi  rammento 
Del  crudel , 

Del  fatai  tuo  tradimento. 
A  te  il  perdono  non  diedi  mai. 
Giurò  Tristano;  io  non  giurai 
E  muta  ordii  vendetta. 

Ricordi  quando 
Su  te,  Tristan, 
Stavo  vegliando 
Gol  brando  in  man? 

Trattenevo  il  furor 
Del  braccio  feritor. 
Fervea  nel  cuore  occulto 
Un  feroce  tumulto. 
Il  cor  morte  giurò 
E  il  giuro  manterrò. 

TRISTANO 

E  giurasti? 

ISOTTA 

Vendetta!  Io  t'ho  salvato. 
Io  ti  ho  reso  baldo  e  forte, 
Per  serbarti  a  un'altra  morte. 
Le  tue  sorti  or  leggi  chiare, 
Ed  il  brando  sguainato 
Questa  man  dovria  vibrare. 


TRISTANO 

Se  a  te  ancor  Morold  è  caro 
Imbrandisci  questo  acciaro 

(estrae  la  sua  spada) 

E  lo  vibra  nel  mio  cuor 
Nè  pietà  ti  mova  e  orror. 

ISOTTA 

Al  tuo  sovrano 
Onta  farei, 
Giacché  tu  sei 
L'  eroe  Tristano, 
Il  forte  e  degno 
Vassal  del  re, 

Su  cui  la  corte  e  il  regno 
Ripongono  la  fè. 

La  nuova  sposa 
Ch'ora  tu  guidi, 
È  pietosa, 
Mite,  fedel; 
Non  può  imbrandir 
Ferro  crudel  ! 

Il  re  potrebbe  di  duol  morir. 
Tienti  la  spada,  un  dì  l'ha  stretta 
L'esil  mio  braccio  per  la  vendetta 
Ma  quand'  io  vidi  morente  e  tardo 
Sovra  il  mio  volto  fiso  il  tuo  sguardo 
Tremò  il  braccio  incapace. 
Su  !  beviamo  alla  pace  ! 

i  un  gesto  a  Brangania,  la  quale  va  ad  apprestare  la  bevanda, 
Grida  di  ciurma  al  di  fuori.) 

LÀ  CIURMA 

Ho  hè  !  ha  hè! 
Le  vele  impenna 
Sovra  V  antenna! 
Ho  hè!  ha  hè! 


25 


TRISTANO 

(trasale) 

Dove  siamo? 

ISOTTA 

Alla  meta. 
Tristan,  orsù,  beviamo, 
Vuotiam  la  tazza  lieta. 

TRISTANO 

Il  tacer  da  te  imparai, 

Dal  mio  labbro  un  detto  mai 

Sconsigliato  irromperà. 

ISOTTA 

Indago  il  tuo  pensier, 
Con  me  tu  non  vuoi  ber 
Alla  pace,  al  perdon. 

(Nuovo  grido  di  ciurma.  Brangania  dà  ad  Isotta  la  tazza  piena.  Isotta 
va  a  Tristano) 

Odi  echeggiar  -  di  gioia  un  suon? 
Presto  sarem  -  al  Re  presenti. 
Tu  gli  dirai  -  cotesti  accenti: 

«  Mio  re  contempla  que'  miti  rai 
Donna  più  dolce  non  troverai, 
Il  fidanzato  spensi  alla  mesta 
Poi  le  ho  portato  la  mozza  testa. 
Le  mie  ferite  essa  molceva, 
Quella  sua  bianca  mano  poteva 
Spegner  mia  vita,  ma  non  Tosò 
La  vergin  bella.  Poi  deturpò 
L'onor  d'Irlanda,  la  timorosa, 
Per  diventar  tua  sposa. 
Il  suo  casto  cuore  in  don 
T'offro,  o  prence,  è  il  guiderdon 
D'  un  calice  di  pace 
Che  Isotta  offerse  a  me. 

GRIDA  DI  CIURMA 

L' ancora  giù  ! 
Le  vele  su  ! 


26 


TRISTANO 

(impetuoso) 

Sien  pronte  rancore! 
Le  vele  all'  artimone  ! 
Dirizzate  il  timone! 

(prende  in  mano  la  tazza) 

Conosco  dell'  Irlanda  * 
La  magica  bevanda 
Le  essenze  arcane  e  i  balsami... 
A  me,  quel  nappo,  a  me! 
Odi  il  mio  giuramento  : 
Per  Tristan  l'onore  è  fè, 
Bevo  a  Isotta  e  bevo  al  re. 
In  quest'ora  un  forte  io  sento 
Nel  mio  cor  presentimento: 
Bevanda  dell' obblio, 

(porta  la  tazza  alle  labbra) 

T'  accosta  al  labbro  mio  ! 

ISOTTA 

(gli  strappa  la  tazza] 

M' inganni  ancor? 
0  traditor, 

Anch'  io  vo'  ber  con  te. 

(beve  e  getta  la  tazza.  Tutti  e  due  fremono;  si  contemplano  nel  foco 
dell'amore.  Tremano  e  finiscono  per  abbracciarsi) 

ISOTTA 

(tremante) 

Tristan  ! 

TRISTANO 

(con  effusione) 

Isotta  ! 

ISOTTA 

(gli  cade  nelle  braccia) 

Uom  senza  fè  ! 


TRISTANO 

Donna  celeste! 


LA  CIURMA 

Sia  gloria  al  Re. 

(trombe  e  oricalchi) 

BRANGAN1A 

(precipitandosi  sul  davanti  della  scena) 

Cielo!  ahimè!  tremenda  sorte! 
È  1'  amor,  non  è  la  morte 
Ch'  io  versai  perfida  e  pazza 
Per  pietade  in  quella  tazza. 

TRISTANO 

0  vision  ! 

ISOTTA 

Illusion  ! 

TRISTANO 

T'avea  perduta. 

ISOTTA 

Io  ti  tradia... 

TRISTANO 

Soave  incanto,  dolce  malìa  ! 

ISOTTA 

Ira  fallace,  rimorso  vano  ! 

TRISTANO 

Isotta,  Isotta! 

ISOTTA 

Tristan!  Tristano 
a  2 

Dolce  un  veleno 
Scorre  nel  sangue  ! 
La  vita  in  seno 
Sussulta  e  langue  ! 
Nuova  dolcezza- 
Nuova  carezza!... 


Sparve  la  lotta 
Nel  nostro  cuor. 
Tristano!  Isotta! 
Nomi  d' amor  ! 

(S'aprono  le  drapperie.  Appare  il  naviglio  gremito  di  cavalieri  e  ma- 
rinai. A  poca  distanza  si  vede  un  castello  che  sorge  dal  mare) 

BRANGANIA 

(alle  donne  che  la  seguono) 

A  me  la  regia  porpora! 

(a  Isotta) 

Donna,  ritorna  in  te  ! 

TUTTI 

Evviva!  Evviva  il  Re! 

KURVENALDO 

(s'avanza  vivamente) 

-  Salve  o  Tristano 

Eroe  Sovrano. 
In  pomposa  esultanza 

Il  Re  s'avanza 

Solcando  la  marina... 

Ecco!  non  è  lontano 

La  nave  s'avvicina! 

TRISTANO 

(confuso) 

Chi  vien? 

KURVENALDO 

li  Re. 

TRISTANO 

(attonito) 

E  quale 

Re? 

TUTTI 

Viva!  viva!  viva! 


ISOTTA 

Qaal  trionfale 
Grido  m'arriva? 

BRANGANIA 

L'amor  lascia  in  oblio! 

ISOTTA 

Brangania,  ove  son  io? 

BRANGANIA 

Fatai  liquor  ! 

ISOTTA 

(con  terrore} 

Tristan  ! 

TRISTANO 

Isotta  ! 

ISOTTA 

(cade  svenuta) 

Crudel  battaglia! 

TRISTANO 

Soave,  immenso  amor! 
Sempre  vivrò  per  te. 

TUTTI 

Sia  gloria  al  Re 
Di  Gornovaglia! 

(si  dispongono  per  ricevere  il  Re.  -  Cala  la  tela} 


FINE  DELL'ATTO  PRIMO. 


ATTO  SECONDO 


SCENA  PRIMA. 

Cornovaglia.  -  Giardini  davanti  agli  appartamenti  d' Isotta. 
Notte  d'  estate.  Ad  una  porta  è  appesa  una  fiaccola. 
Fanfara  di  caccia. 

Brangania  sul  limitare  ascolta  i  suoni  della  fanfara  che 
si  allontanano.  Esce  Isotta  agitata. 


ISOTTA 

L'  odi  tu  ancor  ? 

Già  il  suon  lungi  svanì. 

BRANGANIA 

Sordo  rumor 
Echeggia  ancora  qui. 

ISOTTA 

Sei  dalP  affanno 

Tratta  in  inganno. 

Quel  suon  vien  dal  lamento 

Delle  fronde  nel  vento. 


BRANGANIA 

Di  tue  speranze  l'estasi 
Ti  crea  miraggi  intorno. 
È  questo  il  suon  del  corno. 


31 

ISOTTA 

Non  è  lo  squillo 
Della  fanfara, 
È  questo  il  trillo 
Dell'  onda  chiara, 
Che  vien  dal  queto  rio. 
Quel  suon  perchè 
Non  odo  anclr  io  ? 

Bisbiglia  ver  me 
Gentil  mormorio. 
Se  squillan  nel  piano 
Le  trombe  sonore 
Il  mio  fedele  amore 
Mi  fuggirà  lontano. 

BRANGANIA 

Colui  che  aspetti , 
Isotta  mia, 
Un  nemico  lo  spia. 
A  te  gli  affetti 
Turban  la  mente... 
Deh  !  guardati  prudente  ! 
Allor  che  il  tuo  Tristano 
Prendendoti  la  mano 
T'addusse  al  re  davanti; 
Allor  quando  gli  astanti 
Si  chinarono  a  te, 
Disse  il  buon  re 
Con  pio  linguaggio 
Che  in  te  appariva  fi  duolo 
Gru  del  d'  aspro  viaggio. 

Un  uomo  solo 

(Io  lo  notai) 
In  Tristan  figgeva  i  rai, 

Con  beffardo  , 

Cupo  sguardo 
Scrutava  nel  suo  volto 
In  rei  pensier  raccolto. 


Cosi  il  trovai 

Spesso  appiattato. 
Ei  trama  un  vile  agguato... 
Ti  guarda  da  Melò  ! 

ISOTTA 

Melò  tu  temi  ?  ah  no  ! 

Timor  falso  e  vano 

Egli  è  di  Tristano 

L'  amico  fedel. 
Non  saprebbe  al  mio  diletto 

Mai  Melò  esser  rubel. 

BRANGANIA 

Un  bieco  sospetto 

Pur  s'agita  in  me. 

Ei  getta  prudente 

La  mala  semente 

"Nel  core  del  Re. 

Quest'oggi,  alla  caccia 

Del  nostro  signore, 

Lo  strale  minaccia, 

(Gonvién  che  tu  il  creda) 
Eccelsa  una  preda. 

ISOTTA 

L'astuto  Melò 
Tal  caccia  ideò 
Per  pietà  del  nostro  amor. 
E  tu  il  credi  traditor? 
Credo  a  sua  fè 
Più  assai  che  a  te, 
Ei  m'  offre  ciò 
Che  neghi  a  me. 
Gessi  ornai  l'ansia  mortale! 
Su,  Brangania!  dà  il  segnale! 
Il  segnale  dell'  amor  ! 
Spegni  del  cero 
L'aspro  baglior. 
Ci  avvolga  il  mistero 


Nel  suo  tenebror. 
Sia  tacito  e  fosco 
L'  ostello  ed  il  bosco 
Nel  buio  terrore 
Esulta  il  mio  cuore. 

Tutto  il  mio  sangue  avvampa! 
Spegni  P  invida  lampa... 

BRANGANIA 

Della  luce  odi  il  consiglio; 
Essa  t'  evita  il  periglio  ! 

(con  disperazione) 

Cielo  ahimè! 

Fatai  liquor! 
«Io  tradii,  pur  troppo,  è  ver 
«Il  sovrano  tuo  voler. 
«S'io  sapevo  esser  più  forte 
«Or  saresti  in  grembo  a  morte. 
»L'  ignominia  in  cui  tu  se5, 
«Maledetta  !  vien  da  me. 

ISOTTA 

«Da  te?  stolto  pensieri 

»Non  sai  della  Dea  Mina 

«Il  magico  poter? 

«Essa  è  dei  cuor  regina, 

«Fantastica  e  divina, 

»Regge  ogni  sorte: 

»E  vita  e  morte. 

«Dell'amor  tempra  la  lira 

«Sparge  il  duol,  il  riso  e  l'ira 

«Folle  !  io  credea 

«Gol  velen  finir  miei  di' 

«Ma  V  alma  dea 

«Non  lo  volle  e  l'impedì. 

«Tentai  la  morte 
«Con  empia  mano. 

Tristano  e  Isotta 


34 


«Mutar  mia  sorte 

»Tu  speri  invano. 

La  Dea  m'  attira 

Nella  sua  spira, 

La  Dea  mi  guida, 

La  Dea  m' ispira. 

Voglio  a  lei  mostrarmi  Ada, 

BRANGANIA 

Se  l'atro  liquor 
Del  vivido  amor 
Non  ti  oscurò  la  mente, 
Se  ancor  veggente 
Hai  1'  occhio  e  il  cor 
Non  darmi  niego, 
Io  piango  e  prego, 
Questa  chiara  facella 
-  Deh  !  brilli  ancor 
Goll'umil  sua  fiammella. 

ISOTTA 

La  Dea  che  in  petto 
Mi  dà  l'ardore, 
La  Dea  che  in  core 
Mi  dà  il  diletto, 
La  Dea,  che  sola 
M'  ama  e  consola, 
Vuol  che  sia  spenta 

Quell'atra  face. 
L'  ombra  agli  amanti  piace 
E  il  raggio  li  sgomenta. 

Or  veglia  tu 

Pronta  laggiù. 

(indicando  una  parte  del  bosco) 

Foss'  anche  il  lume  de'  giorni  miei, 
Io  con  coraggio  lo  spegnerei. 


(Ghermisce  la  fiaccola  e  la  spagne.  Brangania  costernata  si  allontana) 


SCENA  II. 


Isotta  attende.  Vede  Tristano.  Tristano  entra, 
abbracciamenti  appassionati. 

TRISTANO 

Dolce  Isolina  ! 

ISOTTA 

Tristan  diletto  ! 

a  2 

Ti  stringo  al  petto  ! 
Gioia  divina! 
Divino  ardore  ! 
Vien  sul  mio  core  ! 
0  visione  ! 
Illusione  ! 
È  tuo  quel  viso  ? 
È  tuo  quel  riso  ? 
È  tuo  quel  crin 
Vago  e  divin  ? 
Sei  tu  ?  son  io  ? 
La  vita  oblio! 
Sogno  non  è  ? 
Son  presso  a  te. 
Gioia  dell'  alma 
Soave  ed  alma  ! 
Ebrietà 
E  voluttà  ! 
Senza  fine 
Nè  confine  ! 
Raggio  acceso  ! 
Non  compreso  ! 
Sommo  vero 
Del  pensiero  ! 
O  dolcezza  ! 
Sacra  ebrezza  ! 
Tu  mi  sveli 
Tutti  i  cieli. 


ISOTTA 

Mio  Tristano  ! 


TRISTANO 

Il  cor  s' india  ! 

ISOTTA 

Sempre  tua  ! 

TRISTANO 

Sì  !  sempre  mia  ! 

ISOTTA 

Fosti  o  Tristano 
Da  me  lontano. 

TRISTANO 

Mutò  il  destino, 
*  Or  son  vicino. 


ISOTTA 

0  lontananza, 
Grudel  nemica  ! 
Ognor  tremanti 
Pianser  gli  amanti. 

TRISTANO 

0  vicinanza, 
Gentile  amica! 
Mi  sei  vicina 
Dolce  Isolina. 


ISOTTA 

0  schiavo  del  tuo  duce! 
Io  fui  tradita 
Dal  mio  Tristano. 
Passavo  in  truce 
Livor  la  vita. 
Un  odio  insano 
Sentia  per  te. 


Nel  cor,  crudele 
Gemea  ferita. 
Quando  il  fedele 
Morold  fu  spento, 
Parve  un  tormento 
La  vita  a  me. 

Il  cor  con  alte  grida 
Dannava  l'omicida, 
Sempre  era  a  me  davante 
L'ombra  del  morto  amante, 
E  in  Tristano  gentil 
Vedea  lo  sgherro  viL 

Allora  il  giorno 
Volli  fuggir, 
Fuggir  lo  scorno 
Del  mio  martir; 
Spogliar  nell'ombra 
La  vita  ingombra 
Di  tanti  mali, 
Di  tanti  strali. 
Volli  al  tuo  fato 
Unir  mia  sorte, 
Bere  il  fatato 
Vin  della  morte. 
Ma  quel  fatai  liquore 
Fu  il  filtro  dell'amore. 

TRISTANO 

»Per  la  tua  mano, 
«Dolce  è  il  morir; 
»Dolce  a  Tristano 
»Era  il  martir. 
»Io,  presentita 
«L'occulta  idea, 
»Del  cuor  la  vita 
»Grià  spoglia  avea; 
»Già  fiero  e  forte 
»Bevea  la  morte. 


»Grià  nel  regno  notturno 
«Entravo,  taciturno. 

ISOTTA 

»Ahimè!  ma  il  vino 

»Fatal  mentìa 

»E  il  tuo  destino 

»Novel  n'uscia. 
»  L'alma  tua  che  amor  rapì 
«Ridestassi  a  nuovo  dì. 

TRISTANO 

Adoriam  quest'alma  notte, 
Dove  i  sogni  errano  a  frotte  ! 
Abborriamo  il  tetro  sol 
Che  ci  danna  al  pianto  e  al  duol 

Fuggiam  il  raggio, 

Vano  miraggio; 

Cerchiam  l'oscura 

Notte  fedel, 

La  tenda  pura 

Del  puro  ciel. 

Chi  nei  misteri 

Fruga  del  duol 

Fugge  gii  alteri 

Raggi  del  sol. 

Il  giorno  è  vana 

Pompa  cocente, 

Pari  all'umana 

Boria  demente. 
Il  sol  somiglia  all' uomo 
Invidioso  atòmo. 
Chi  d'amor  sa  la  malìa 
Cerca  te  notturna  ombrìa. 

a  2 

(sodati  àu  d'un  banco  di  fiori  nell'estasi) 

Vieni  a  noi  notte  d'amore, 
Spargi  oblio  su!  nostro  cuore, 


Ne  raccogli  nel  tuo  sen, 
Là  nel  cielo  alto  e  seren. 
Spente  son  l'ultime  faci 
E  le  voci  aspre  e  loquaci. 
Sulle  forme  delle  cose 
S'alzan  ombre  vaporose. 

L'alma  s' aderge  a  voi. 

È  libera  dal  sol. 
Brillali  l'ilari  fiammelle 
Delle  miti  erranti  stelle. 
O  incantesimo  d'amore 

0  celeste  ebbrietà! 
Labro  a  labro,  core  a  core 
Inneggiam  la  voluttà! 
L'occhio  mio  d'incanto  è  cieco, 
Già  svanisce  il  mondo  bieco, 
L'aura  canta  come  un  eco! 

0  sante  primizie 
Del  senso  e  del  cor  ! 
Sublimi  delizie  ! 
Novissimo  ardor! 

(Rimangono  come  assopiti  nell'estasi) 

BRANGANIA 
(di  dentro) 

Veglio  sola  nella  notte, 
Per  chi  sogna  nell'amor. 

1  perigli  a  frotte  a  frotte 
Van  sul  capo  al  sognator. 
L'ora  fugge,  l'ombra  è  incerta... 
State  all'erta!  state  all'erta! 

ISOTTA 

Odi  !  ascolta  ! 

TRISTANO 

Vo'  spirare! 

ISOTTA 

Ah!  ti  scuoti! 


TRISTANO 

Vo'  sognare! 

ISOTTA 

Già  del  dì  s'apron  le  porte. 

TRISTANO 

Vo'  dormire  nella  morte. 

ISOTTA 

»Luce  e  morte!  son  eguali 
«Pel  mio  cor  i  vostri  strali. 

TRISTANO 

«L'amor  santo,  l'amor  mio 
«Questo  amor  ch'è  la  mia  sorte 
»Potria  forse  nella  morte 
«Assopirsi  e  nell'oblio? 

»  L'amore  ha  l'ali 
»Degli  immortali  ! 

ISOTTA 

»Nomi  sacri  all'amor  Tristano  e 
«Questa  parola:  E 
»Che  dolce  e  forte 
«Ti  lega  a  me 
«Sarebbe  rotta, 
«Tristan,  dalla  tua  morte? 

TRISTANO 

«La  morte  o  cara 
«Ciò  mi  torria 
«Che  mi  separa, 
«Da  Isotta  mia? 

ISOTTA 

Se  la  parola:  E 
Che  dolce  e  forte 


Ti  lega  a  me 

Fosse  per  morte  rotta 

Morrian  Tristano  e  Isotta. 

TRISTANO 

Se  moriremo, 
Noi  ci  ameremo 
Senza  fine, 
Nè  confine, 
Senza  pianto, 
NelP  incanto, 

NelP  arder  del  nostro  amor. 
Uniti  in  un  sol  volo 
Fusi  in  un  canto  solo, 

ISOTTA 

Si  noi  morremo 
E  ci  ameremo. 

•  TRISTANO 

Senza  fine. 

ISOTTA 

Nè  confine.  - 

TRISTANO 

Senza  pianto. 

ISOTTA 

NelP  incanto. 

TRISTANO 

Nelle  ardenti  aure  divine! 

ISOTTA 

Uniti  in  un  sol  volo 
Fusi  in  un  canto  solo. 

BRANGANIA 

(di  dentro) 

State  all'erta!  state  alP erta! 
L'ora  fugge,  P ombra  è  incerta. 

no  e  Isotta 


TRISTANO 

Odi,  ascolta  ! 

ISOTTA 

Io  vo*  spirare. 

TRISTANO 

Deh!  ti  scuoti. 

ISOTTA 

Io  vo'  sognare. 

TRISTANO 

Già  del  dì  s' apron  le  porte. 

ISOTTA 

Vo*  dormire  nella  morte. 

TRISTANO 

Vinceremo  il  Sol  crudel. 

ISOTTA 

Voleremo  insieme  in  ciel. 

TRISTANO 

Oltre  il  fulgor 
Degli  astri  d'or. 

a  2 

Dolce  notte,  notte  eterna 
Di  superna  ebbrietà 
Chi  udì  il  canto 
Del  tuo  incanto 
Potria  senza  duol 
Destarsi  col  sol? 

Senza  timore 
T" ho  contemplata, 
Morte  d'amore, 
Morte  sognata. 
Nelle  tue  braccia 
Gh'  io  mi  disfaccia  ! 
Nei  dolci  abissi 
Gh'  io  m' inabissi  ! 


43 

O  visione  ! 
Illusione  ! 

0  dolcezza 
Gioia,  ebrezza  ! 
Voli  e  canti 
Senza  pianti, 
Canti  e  voli 
Senza  duoli, 
Morte  mite 
Senza  orrori 
Nè  ferite, 
Nè  dolor  ! 
Bel  viaggio 
Di  splendor 

Gelestial  passaggio 
Dalla  vita  all'amor! 

Non  più  Isotta  nè  Tristano 
Dove  il  nome  torna  vano... 

Noi  saremo 

Nel  supremo 

Rapimento! 

Nel  contento 

Senza  fine 

Nè  confine! 
E  nel  fulgor  superno 
D'un  amor  sempiterno! 

(s'ode  un  grido  di  Brangania  e  un  urto  d'armi.  Kurvenaldo  entra 
combattendo) 

KURVENALDO 


Salvati  o  Tristano! 


44 


SCENA  III. 


Spunta  il  giorno. 

Entrano  il  Re,  Melò,  molti  cortigiani.  Brangania  accorre 
ad  Isotta.  Tristano  copre  Isotta  col  suo  mantello, 

TRISTANO 

L'estremo  dì 
Per  noi  spuntò. 

MELÒ 

Vedi  mio  buon  sovrano 
Se  il  mio  labbro  mentì  ? 
E  se  ingannato  io  t'ho 
M'uccida  la  tua  mano. 
Salvai  P  onor 
Del  mio,  signor 

IL  RE 

Il  fatto  è  vero? 

È  realtà? 
Lo  guarda!  è  là 
L'amico  mio  sincero! 
L'eroe  de  la  virtù  ! 
Il  suo  prence  tradì 
Il  mio  cuor  ei  ferì. 
Mi  coprì  d'onta  e  d'affanno 
Con  perfidia  e  con  inganno. 
E  l'orribile  mio  fato 
Da  Melò  fu  scongiurato  ! 

TRISTANO 

(convulso) 

Le  larve  del  giorno, 
Le  larve  aborrite, 
M' affollan  d' intorno  ! 
Fuggite!  svanite  !  ! 


IL  RE 

Così  tu  parli  a  me?  Chi  mi  è  fedel 
Se  Tristan  m'  è  rubel  ? 
Ah  !  perì  la  lealtà, 
Se  Tristan,  perduta  l'ha? 

Somma  virtù 
Smarrita  sei, 
Tristan  perdei 
Noi  trovo  più. 
Sì,  la  virtù  fuggìa! 
Tristano  mi  tradìa  ! 

Perchè  a  sì  nero  inferno 
Mi  dannasti,  o  crtidel? 

0  disonor  eterno 

Che  non  redime  il  ciel  ! 
O  abisso  orribile! 
Profondo  duol! 
Mortai  di  me  più  misero 
Non  geme  sotto  il  sol. 

TRISTANO 

(pietosamente) 

Signore  e  re 

Ciò  che  qui  dovrei  dire 

Noi  posso  a  te 

Nè  tu  il  potresti  udire. 

(verso  Isotta) 

Tristano  partirà 
Isotta  il  seguirà. 
Sul  suol  dove  l'adduce 
Non  brillerà  la  luce. 

È  una  terra  atra  e  funesta 
Sempre  buja  e  sempre  mesta 
Dove  l' aura  immota  stagna 
Nè  s'allegra,  nè  si  lagna. 
In  un  eterno  velo 
Di  tenebre  e  d'incanti 


Vivrem  raminghi  amanti, 
In  un  sopor  di  cielo. 
In  quel  mondo  lontano  , 
Deh  vieni  con  Tristano. 

Isolina 

Mia  divina 

Ch'io  non  ti  preghi  invano. 

ISOTTA 

Dalla  mia  vaga  Irlanda 
Sovra  straniera  landa 
Isotta  nel  dolor  già,  t'  ha  seguita. 
Or  tu  m'adduci  e  guidi 
A'  tuoi  paterni  lidi. 
Dall'abisso  atro  e  profondo 
Sì,  fuggiam  di  questo  mondo, 
Muta  Isotta  emigrerà 
Ove  il  suo  Tristan  vorrà. 

Amante  e  pia 

Ella  sarà...  m'addita  or  tu  la  via. 

(Tristano  la  bacia  dolcemente) 

MELÒ 

(balzando  di  rabbia) 

0  vile!  E  tu,  Signor! 
Soffri  un  tal  disonor  ? 

TRISTANO 

(estrae  la  spada  contro  Melò) 

Contro  me  chi  alzarsi  osò? 
Quel  vii  nemico 
Un  dì  m'amò. 
Ed  era  amico 
Della  mia  gloria. 
E  a  pazza  boria 
Spinse  il  mio  cuor, 
Con  blandimenti 
D'astuti  accenti 


L' infame  mi  spronò 
A  darti  al  mio  signor. 


47 


Egli  per  te 
Arse  d'amor. 
Or  m' ingannò. 
Tradì  sua  fè. 

La  trama  ordì  col  Re. 
In  guardia  sta,  Melò! 

(si  scaglia  su  Melò.  Duello.  Tristano  è  ferito  e  cade  fra  le  braccia  di 
Kurvenaldo.  Isotta  si  precipita  su  Tristano.  Il  Re  frena  Melò.  Gala 
il  sipario.) 


FINE  DELL'ATTO  SECONDO. 


ATTO  TERZO 


SCENA  PRIMA. 

Giardino  d'un  castello.  -  Da  un  lato  il  castello  e  un'altra 
torre-vedetta.  -  L' aspetto  del  castello  è  antico  e  abban- 
donato. 

Da  una  parte  della  scena  Tristano  è  disteso  sotto  un  tiglio 
e  su  d'un  letto  quasi  senza  vita.  Kurvenaldo  lo  veglia 
inquieto.  Air  alzarsi  della  tela  s' ode  il  canto  di  un  Pastore 
che  suona  sulla  cornamusa. 


IL  PASTORE 
(accenna  a  Tristano) 

0  Kurvenaldo,  ei  non  si  desta  più. 

KURVENALDO 

S'egli  aprisse  gli  occhi  al  sol 
Soffriria  più  fiero  duol 
La  maga  Isotta  lo  può  ancor  salvare! 
Non  vedi  tu  un  vascello 
Solcar  Fonda  del  mare? 

PASTORE 

No,  udresti  una  canzon 
Di  più  vivace  suon. 
Dimmi,  mio  buon  fratello, 
Perchè  geme  Tristano? 

KURVENALDO 

Quale  inchiesta? 


49 

KURVENALDO 

Noi  dei  saper,  va,  torna  ad  esplorar 
Se  appar  la  nave  e  canta  allora  a  festa. 

PASTORE 

(si  volge  e  guarda) 

È  ancor  deserto  il  mar. 

TRISTANO 

(destandosi) 

Qual  mesto  suon  ! 
Chi  mi  destò  ? 

KURVENALDO 

Ah! 

TRISTANO 

Dove  son  ? 

KURVENALDO 

La  sua  voce  echeggiò! 
Tristano  !  mio  signor  ! 

TRISTANO 

Chi  mi  chiamò  ? 

KURVENALDO 

Gioia!  gioia!  torna  a  vita! 
La  grand' anima  smarrita. 

TRISTANO 

Kurvenaldo  !  sei  tu  ?  dove  son  io  ? 

KURVENALDO 

Quest'è  Karèl. 

Questo  è  il  castel  del  padre  tuo. 

TRISTANO 

Stupori  Del  padre  mio? 

KURVENALDO 

Guarda  o  Tristano. 


TRISTANO 

Qua!  suono  ? 

KURVENALDO 

È  il  mandriano 
Che  guida  e  protegge 
Sul  colle  lontano 
La  sparsa  tua  gregge. 

TRISTANO 

La  gregge  mia? 

KURVENALDO 

Sì  mio  signor.  Il  popol  tuo  vegliò 

Sul  gregge  e  sul  manier, 

Che  il  mio  guerrier 

Abbandonò 

Del  popolo  in  poter, 
Quando  per  alte  imprese 
Corse  in  lontan  paese. 

TRISTANO 

In  qual  paese  ? 

KURVENALDO 

In  Cornovaglia 
Ove  vincesti  fiera  battaglia 
Ove  fiaccasti  ogni  rubel. 

TRISTANO 

Or  dove  sono  ? 

KURVENALDO 

Nel  tuo  Castel. 

TRISTANO 

E  come  fu  ? 

KURVENALDO 

Mei  chiedi  tu  ? 


51 


Un  agile  vascel 
Sull'onda  ti  portò 
E  il  tuo  fedel 

Servo  qui  moriente  ti  salvò. 

Ora  tu  sei  nella  tua  patria  antica, 

Son  tuoi  codesti  prati 

Dal  sole  illuminati, 

Tua  la  selva  fiorita 

E  torna  in  te  la  vita. 


TRISTANO 

Ciò  che  narri  è  dunque  il  vero. 
Vorrei  dirti  il  mio  pensiero... 
Stavo  quasi  per  morir 
Ma  ciò  eh'  io  vidi  ah!  no!  noi  posso  dir. 

Io  non  vedevo  il  sol 

Nè  il  mar,  nè  il  ciel,  nè  i  lidi. 

Ma  ciò  eh'  io  vidi 

Ah  !  no,  noi  posso  dir. 

Io  fui 

Sovra  un  arcano  suol 

Tra  nembi  immensi  e  bui... 

Nel  più  profondo 

Confin  del  mondo... 

Senza  duolo,  nè  desio, 

Tutto  immerso  in  vasto  oblìo. 

Perchè  tutto  ciò  disparve  ? 

0  tetre  larve 

Più  non  siete  a  me  d' intorno. 

Ah!  dolor  !  mi  sveglio  al  giorno? 

Ciò  che  mi  resta  ancora 

Di  quella  placid'  ora 

È  la  memoria  cara, 

La  memoria  divina, 

Della  dolce  Isolina, 


KURVENALDO 

Dischiudi  ancora  alla  speranza  il  voi. 
Di  Kurvenaldo  ascolta 
Le  preci  anco  una  volta. 
Morente  stavi  al  suol 
Il  dì  che  il  vii  Melò 
Il  petto  ti  squarciò. 
Giurai  che  la  ferita 
Esser  dovea  guarita 
Da  quella  maga  che  per  sua  virtù 
Già  ti  salvò  la  vita. 
Vedrai  la  vaga  fata 
Possente  e  innamorata 
Presto,  dal  mar, 
Quivi  approdar. 

TRISTANO 

Isotta  !  o  ciel ! 

Viene  ver'  me  ! 

Servo  fedel, 

Sia  grazia  a  te! 

Amico  vero, 

Buono,  sincero, 

Pieno  di  salda  fede 

Qual  ti  darò  mercede  ? 

Scudo  tu  sei 

De'  giorni  miei, 

L' uom  da  me  odiato 

Tu  pur  l'odiavi, 

E  ciò  che  ho  amato,  • 

Tu  pure  amavi. 

Del  tuo  signor 

Reggi  la  sorte, 

Devoto  e  forte 

Conservi  il  cor. 

Tu. mio  sostegno 

Fidato  e  degno 
Sempre  pronto  al  mio  voler 
A  te  sol  del  mio  pensiero 
Noto  è  il  pianto  ed  il  mistero. 


53 

Ciò  che  mi  accora 
Pur  te  addolora. 

E  questo  vivo  amore 
Che  m'avvampa 
E  quest'  ardente  vampa 
Del  mio  core 

Dir  ti  vorrei.  Ma  s'  io  dicessi  questa 
Mia  passion  funesta 
Correresti  ad  esplorar 
Là  dei  monti  sulla  cresta 
Se  apparì  la  nave  in  mar; 
Chiederesti  al  vento,  al  ciel 
Se  qui  approda  il  suo  vascel. 

Già  vien  !  già  vien  ! 
Superbo  e  bello! 
Traccia  un  seren 
Solco  il  vascello. 
Tocca  la  terra... 
La  sponda  afferra... 
Lo  vedi  tu? 

KURVENALDO 

Nessun  naviglio  appai1. 

(si  ode  la  nenia  triste  del  Pastore) 
TRISTANO 

Perchè  s'ode  suonar 

Quel  canto  come  un'  eco 
Di  lagno  bieco  ? 

Da  fanciullo  io  1' udìa  quando  mio  padre 
Gemeva  in  agonia. 
E  quel  suòno  mi  feria 
Quando  mia  madre 
Dolorando  morìa. 
La  tetra  melodia 
Parea  cantare  allor 
Della  mia  vita  il  destino  il  dolor. 


E  par  che  a  me 
Dica  :  «  Perchè 
Venisti  fra  i  viventi, 
Venisti  fra  i  tormenti, 
Tra  i  pianti  e  P  ire?  »  9 
Odo  cantar 
La  nenia  e  dire: 

«  Per  sognare  e  morire.  » 
No  il  suo  senso  è  ancor  più  forte 
» Sognar!  sognar! 

»  Sognar  fino  alla  morte, 
»E  morir  di  martire: 

«Moribondo  al  suol  giacea 
«Sangue  e  vita  io  già  perdea 
«Su  pel  ciel  s'udì  un  lamento 
«E  le  vele  sotto  al  vento 

»Vincevan  la  marea 

«Ma  poi  nel  seno 

«M*  arse  un  veleno 

«Liquor  !  liquor  ! 

«Divorator  1 

I  miei  lamenti 

I  miei  tormenti 

Fur  gli  alimenti 

Del  mio  velen. 

Le  illusioni 

Le  visioni 

E  le  canzoni 

Che  avea  nel  sen 

Grebber  la  fiamma 

Che  sì  m?  infiamma. 
Filtro  !  odiato  tu  sei  da  me 
E  maledetta  chi  a  me  ti  diè. 

KURVENALDO 

O  mio  signore 
Fatai  follìa! 


Amare  !  Amore  !  . 
Malìa  !  malìa! 
Caduto  è  al  suol 
Fiaccato  ha  il  voi  ! 
Cadtfe  imprecando  al  suo  conforto 
E  al  suo  lungo  dolor. 
Ah  !  sei  tu  morto  ? 
O  vivi  ancor  ? 
L' anima  tua  spirò  ? 
No  !  gioia  !  no  ! 
Ei  vive  ancora  e  volge  il  guardo  al  ciel  ! 

TRISTANO 

Parla...  vedi  il  vascel  ? 

KURVENALDO 

La  nave  adesso 
Sarà  già  presso 
Non  può  tardar. 

TRISTANO 

Sul  vascello  Isotta  vien... 
Vedi  il  volto  suo  seren... 

Dimmi  or  sù! 
Di'  !  non  la  vedi  più? 
Io  la  vedo  navigar 
Sulle  calme  onde  del  mar 
Là  fra  un  nembo  di  vapori, 
Va  solcando  l'alghe  e  i  fiori. 

Sì!  Mi  risponde  e  poi  sorride... 
Ridono  1'  onde  quand'  essa  ride 

0  Kurvenaldo! 
Le  vedi  tu 
Venir  dal  mare 
Le  vele  chiare  ? 
Va  !  corri  su  ! 
Alla  vedetta... 
Esplora  e  aspetta. 


KURVENALDO 

Gioja!  il  vascel  !  lo  vedo  veleggiar... 

TRISTANO 

Isotta  vive  e  mi  desia. 

Più  non  potrebbe  la  morte  ria 

Rapirmi  Isotta! 

KURVENALDO 

Olà! 

Olà  !  Voga  !  Voga 
Con  rapida  foga 
Volando  sen  va  ! 

TRISTANO 

Qual  è  la  bandiera? 

KURVENALDO 

È  bianca  e  leggera. 
.Più  lieve  d'un  tel. 

TRISTANO 

Isotta,  Isotta  mia, 
Accelera  la  via! 

KURVENALDO 

Dietro  lo  scoglio  -  sparì  il  vascel. 

TRISTANO 

Dietro  lo  scoglio  -  o  ciel  !  o  ciel  ! 
Tra  i  vortici  del  mar 
Tu  lo  vedi  affondar. 
T' è  noto  il  timonier? 

KURVENALDO 

È  un  vecchio  nocchier. 

TRISTANO 

È  forse  un  traditor  ! 

KURVENALDO 

Fedele  egli  è 

Al  par  di  me. 


57 

TRISTANO 

Vedi  il  vascel  ? 

KURVENALDO 

Non  più  ! 

TRISTANO 

Ciel  !  quale  orror  ! 

KURVENALDO 

Heiha!  heiha!  heiha!  riappare  ancor! 

TRISTANO 

O  Kurvenaldo,  amico  mio  fedel, 

Io  t'offro  in  dono  questo  mio  castel! 

KURVENALDO 

La  nave  s'  appressa. 

TRISTANO 

È  dessa  !  sì,  è  dessa  ! 

KURVENALDO 

Nel  porto,  già  entrò 

Isotta!  Balzò 

Ratta  dal  ponte  al  suol. 

TRISTANO 

Sù!  Presto!  discendi  ! 
La  mano  le  stendi! 

KURVENALDO 

Sì,  corro  al  naviglio 
Che  reca  la  sposa. 
Ma  tu  sul  giaciglio 
Rimani  e  riposa. 

(Kurvéfcaldo  sf  è  attontsmato] 
TRISTANO 

O  gaio  sole 
O  dolce  giorno  ! 
Tutt' arde  ed  ole 
A  me  d' intorno. 


Fremon  le  vene 

Di  vita  piene. 

Serena  e  pura 

È  la  natura. 

Almo  diletto 

M' infiamma  il  p^tto... 

M'  ergo  da  terra  ! 

Un  Dio  m'afferra! 

L'  eroe  Tristano 

Possente  e  forte, 

No,  vinto  invano 

Non  ha  la  morte! 
A  prezzo  del  mio  sangue 
Io  fei  Moroldo  esangue, 
E  dopo  l'aspra  lòtta 
Alfin  ritrovo  Isotta. 

Ah!  sì,  mio  cor, 

Palpita  ancor  ! 

Mali  e  ferite 

Or  son  svanite! 

Essa  s' avanza 

La  mia  speranza! 
Sul  mondo,  ah!  no,  non 
Uom  lieto  al  par  di  me. 

(balza  dal  letto) 

ISOTTA 

(di  dentro) 

Tristan  ! 

TRISTANO 

Santo  miraggio  !... 
M'  abbaglia  un  raggio  !. 
Già  spento  s'  è!... 
Isotta!...  ahimè  !... 


59 


SCENA  II. 

Tristano  e  Isotta. 

ISOTTA 

Tristano  ! 

TRISTANO 

Isotta  ! 

(muore) 
ISOTTA 

Son  io  !  son  io  ! 
Qui  m'ha  condotta 
L'angelo  mio! 
Sei  muto  ancora? 
Sol  per  un'ora 
Destalo  o  ciel  ! 
Soffersi  tanto  1 
Vivea  nel  pianto 
Vivea  lontano 
Dal  mio  fedel , 
Dal  mio  Tristano  ! 
Ciel  !  la  tua  mano 
È  come  un  gel. 
Non  m'odi  tu? 
Non  vedi  più? 
La  tua  ferita 
Sanare  io  vo\ 
Tutta  la  vita 
Ti  veglierò. 
Vien  sul  mio  seno!  Vien!  Tristano!  o  ciel! 

SCENA  III 

Kurvenaldo  è  ritornato  ed  ha  assistito  alla  scena. 
Tumulto  d'armi.  Entra  il  Pastore. 

PASTORE 

0  Kurvenaldo!  vedo  un  vascel... 


KURVENALDO 

(furibondo) 

Morte  ed  inferno!  sorte  crudeli... 
Ora  Melò  -  quivi  approdò. 

(Kurvenaldo  ed  il  Pastore  difendono  la  porta) 
IL  PILOTA 

Qui  presso  or  s'  è 
Fermato  il  Re. 
Siam  minacciati 
Siamo  assediati  ! 

KURVENALDO 

Finch'  io  vivrò 
Tristan  difenderò  ! 

BRANGANIA 

(di  dentro) 

Isotta!  Isotta! 

KURVENALDO 

Brangania  di', 
Chi  cerchi  qui  ? 

BRANGANIA 

Rispondi  a  me! 
Isotta  ov'  è  ? 

KURVENALDO 

Tradir  mi  vuoi!...  Paventa! 

MELÒ 

(di  dentro) 

Indietro, 

Nessun  mi  fuggirà  ! 

KURVENALDO 

[con  uno  scroscio  di  riso  terribile) 

Tu  dai  fulmini  miei 
Sei  colto!  e  morto  sei. 

(si  scaglia  su  Melò  e  lo  uccide) 


61 

MELÒ 

(spirante) 

Ahimè  !  Tristano... 

BRANGANIA 
(sempre  di  dentro) 

Insano  !  insano  ! 
T'accieca  l'error. 

KURVENALDO 

(ai  suoi) 

Tutti  con  me!  Furor! 

(combattimento) 

IL  RE 

(entra  in  scena) 

0  tracotante, 
Non  farti  avante! 

KURVENALDO 

Morte  qui  è! 
La  brami  o  re 
L' avrai  ! 

IL  RE 

T' arresta  ! 

BRANGANIA 

(slanciandosi  verso  il  proscenio) 

Isotta  !  o  cielo  !  o  Dei  ! 
In  vita  ancor  tu  sei  !... 

(Kurvenaldo  entra  gravemente  ferito) 
IL  RE 

Ov'  è  Tristano? 

KURVENALDO 

Ei  giace  qui! 

Egli  morì! 

(cade  ai  piedi  di  Tristano) 
IL  RE 

Tristano,  Tristano!  Isotta,  ahimè! 


KURVENALDO 

Tristan,  crudele 
Tu  sei  con  me... 
Il  tuo  fedele 
Viene  con  te. 

(muore) 
IL  RE 

Morti! 
O  tu,  il  migliore 
Dei  miei  conforti! 
u  il  re  tradisci  ancora,  or  eh'  egli  vien 
Per  stringerti  al  suo  sen  ! 
Orsù  ti  desta 
Scuoti  la  smorta  testa, 
Amico  mio  crudel  ! 

BRANGANIA 

Ed  ora  ascoltami 
Isotta  mia, 
Regina  pia  ! 
Dissi  il  mistero 
Dell'elisir. 
Il  Re  qui  allora 
Volle  venir. 
Spinse  la  prora 
In  alto  mar  per  darti  il  suo  perdono. 

IL  RE 

(a  Isotta) 

Se  tu  mi  avessi  detto 
L'alto  mistero  che  chiudevi  in  petto, 
Io  t'  avrei,  perdonato 

E  avresti  a  sposo 
Quel  valoroso 
Ed  io  beato 
Sarei  per  te! 


63 


BRANO A NI  A 

Isotta  !  Isotta  !  e  tu  perdona  a  me  ! 

ISOTTA 

(attonita  senza  comprenderà  le  parole  che  le  si  rivolgono  contempla  Trist.) 

Dólcamente, 
Mollemente 

Dorme,  dorme  il  fido  amor. 

Deh  piangete 

Noi  vedete? 

Sul  suo  crine 

Le  divine 

Luci  belle 

Delle  stelle 

Spargon  raggi  di  splendor. 

Deh  piangete! 

Noi  vedete? 

Langue  mesta 

La  sua  testa, 

Dal  suo  labro 

Di  cinabro 

Più  non  vola 

La  parola. 

Deh  !  piangete! 

Noi  vedete? 
Odo  un  canto  -  un  inno  santo 
Di  sereno  -  incanto  pieno. 
Sale  a  Dio  l'etereo  coro 
E  penètra 
Su  per  l'etra 

Su  pel  ciel  -  di  rosa  e  d'oro 
Come  un'onda 
Come  un  fumo , 
Che  m'innonda 
Di  profumo. 

Ch'io  t'ascolti  o  vago  suon  ! 
L'alma  e  il  senso  in  gaudio  immenso 
Son  travolti  in  abbandon. 


Mar  di  letizia! 
Mar  di  delizia! 
Eco  d'un  Dio 
Soave  e  pio  ! 
Fuggo  dal  mondo 
M'innalzo  a  voi, 
Dentro  il  giocondo 
Raggio  del  sol. 

(Isotta  quasi  trasfigurata,  cade  mollemente  fra  le  braccia  sul  ca- 
davere di  Tristano.  -  Stupore,  emozione  generale.  Il  Re  benedice 
i  cadaveri.  -  La  tela  cala  lentissima.) 


FINE.